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7 Novembre 2008
Chi ben comincia...

Carissimi amici,
non vi nascondo la mia emozione e gioia nel visitare il sito www.donbosconigeria.org. È prima di tutto un regalo ai ragazzi e ragazze della Missione di Onitsha perché oltre che offrire loro l’opportunità di farsi conoscere, darà la possibilità di collaborare alla gestione del loro sito e allargherà le loro relazioni fino ad abbracciare tutti voi. ...”
Cominciava così la mia lettera scritta nell'Ottobre del 2007 in occasione della nascita del sito della Missione Salesiana di Onithsa...
A distanza di un anno, l'emozione è sempre la stessa e, anzi, diventa sempre più gioia viva e profonda nel constatare quanti, attraverso il loro servizio di volontariato, oggi come allora, continuano ad “essere un dono” per la Missione Salesiana di Onitsha.
Essere volontario significa sentirsi “parte attiva di una Missione” collaborando alla realizzazione di un Progetto Educativo che garantisca un futuro migliore a tanti ragazzi e ragazze nigeriani.
A tal fine il volontario svolge il suo mandato missionario come vocazione personale indipendentemente dal luogo e dal contesto in cui è chiamato a vivere il suo servizio.
Posso citare alcuni esempi per testimoniare la ricchezza di doni ricevuti attraverso la varietà di esperienze vissute attraverso il volontariato missionario:
A Tolentino un gruppo di giovani si sono impegnati nella realizzazione del sito della Missione Salesiana. Il loro servizio, iniziato diversi anni fa, continua a tutt'oggi attraverso continui aggiornamenti e nuovi progetti.
Ad Ancona, durante il mese di agosto, il gruppo missionario salesiano della Parrocchia Santa Famiglia ha realizzato un campo di lavoro nell'Oasi Ripa Bianca di Jesi svolgendo una serie di attività per la salvaguardia dell'ambiente naturale e della biodiversità. Grazie alla Provincia di Ancona che ha sponsorizzato il Progetto, i volontari hanno devoluto l'intera somma alla Missione Salesiana di Onitsha.
Un'esperienza di Volontariato Internazionale è stato svolta, per un periodo di 2 anni (2006-2008), da una volontaria che ha prestato servizio nella Missione Salesiana come insegnante alle ragazze del corso di Segreteria Aziendale della Scuola Tecnica di Onitsha. La volontaria ha collaborato anche alla realizzazione di un gemellaggio tra gli alunni e gli insegnanti di alcune classi della Scuola Secondaria di Primo Grado “G.Pascoli” di Ancona e gli alunni della Scuola Secondaria Don Bosco di Onitsha.
Un'esperienza di Volontariato Missionario Estivo è stata realizzata da un gruppo di ben 9 volontari (Davide, Diego, Flavia, Irene, Maria Letizia, Pina, Pasquale, Sabrina, Don Simone) che hanno trascorso lo scorso mese di agosto nella Comunità Salesiana di Onitsha.
Potrei ancora continuare a presentare altre testimonianze di volontariato attraverso le attività dell'Associazione "Alberto Maria Pacella" di Sulmona, dei singoli gruppi missionari nelle diverse Comunità Salesiane o le iniziative dei singoli benefattori che spesso svolgono un silenzioso ma non per questo meno importante servizio di solidarietà missionaria.
C’è bisogno di tanti volontari disposti a mettersi in gioco attraverso un'esperienza che è “dono di sé verso gli altri” in una prospettiva che apre la nostra mente e il nostro cuore in una dimensione universalmente missionaria, quella di allargare a tutti e far crescere in tutti la Vita che Dio ama attraverso l’Amore del Cuore del Cristo.
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Post Nick
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postato da don Nicola Ciarapica il
7 Novembre 2008
alle ore 8.05.55
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29 Settembre 2008
Nuova esperienza di volontariato

Durante l'estate 2008, i volontari del Gruppo Missionario Salesiano “Giovanni Paolo II” di Ancona, hanno partecipato ad un campo di lavoro organizzato presso la Riserva Naturale Ripa Bianca di Jesi. Il gruppo, nato nella Parrocchia della Sacra Famiglia della Comunità Salesiana di Ancona e guidato dal salesiano Don Fabrizio Di Loreto, ha trascorso parte delle proprie ferie estive (dal primo all'otto agosto), nella Riserva Ripa Bianca svolgendo una serie di attività quali la risistemazione di un ponte sul fiume, la raccolta rifiuti, la sistemazione e riapertura di un sentiero, la zappatura ed innaffiatura del frutteto e del vigneto, la manutenzione delle siepi, del verde e delle strutture didattiche nell’Oasi.
Queste attività, per la salvaguardia dell’ambiente naturale e della biodiversità, si sono coniugate con un altro importante aspetto del Progetto che è stato quello di raccogliere fondi da inviare alle missioni salesiane in Africa. Infatti la somma finanziata dalla Provincia di Ancona per le 350 ore complessive di lavoro svolto dai volontari nella Riserva, è stata interamente devoluta alla nostra Missione Salesiana di Onitsha.
Questa nuova esperienza di volontariato finalizzata alla manutenzione di un'area protetta ha confermato l’importante funzione che la natura può assumere in contesti di solidarietà. L’ambiente naturale si presta ad essere un veicolo privilegiato in campo sociale e umano donando preziosi momenti di condivisione fraterna.
Il nostro augurio è che questa esperienza possa riproporsi nella prossima estate... Rinnoviamo allora l’invito a dedicare un pò del vostro tempo alla biodiversità e alla solidareità!
vostro
don Nicola
(Per informazioni sulle attività del Gruppo Missionario Salesiano “Giovanni Paolo II” di Ancona, contattare Don Fabrizio Di Loreto (tel. 3206003631, fdiloreto@excite.com) Per informazioni sulle attività della Riserva Ripa Bianca di Jesi, visitare il sito http://www.riservaripabianca.it)
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Post Nick
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postato da don Nicola Ciarapica il
29 Settembre 2008
alle ore 0.07.03
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22 Agosto 2008
Una straordinaria avventura...

Voglio farvi conoscere, e con l'occasione anche ringraziare, l'esperienza di Laura, un'insegnante volontaria che ha trascorso con noi molto tempo. La sua lettera può appassionare molti altri che magari vorranno condividere con noi la missione comune verso i giovani di Onitsha.
"Sono arrivata la prima volta in Nigeria nell’agosto 2005 partecipando, insieme ad altri otto volontari, all’esperienza estiva missionaria nella Comunità Salesiana “St. John Bosco Youth Centre” di Onitsha. Fu un periodo molto breve, circa un mese, ma così ricco di emozioni da trasformarsi subito in una meravigliosa esperienza di Vita e di Fede. Un cammino in cui la scoperta di nuove realtà, l’incontro con nuove culture e la testimonianza significativa dei missionari salesiani divennero gli artefici della mia scelta successiva di tornare presto in quello stesso posto per un’esperienza prolungata di Volontariato Internazionale. A distanza di circa un anno, agli inizi dell’estate 2006, sono ritornata ad Onitsha con una gioia profonda dentro di me e la certezza che al desiderio di partire si univa una forte “spinta” interiore…come se Qualcuno mi dicesse “Vai, non aver paura… è il momento giusto!”. Ero sicura allora che l’avventura a cui andavo incontro sarebbe stata irripetibile e straordinaria! Prima di partire dall’Italia così mi aveva scritto don Nicola Ciarapica (Direttore della Missione Salesiana di Onitsha ): “In posti come questo, al di là di ciò che potrai fare, il solo esserci può cambiare il modo di percepire e vivere la vita di ogni giorno”.
Ed è stato proprio così… Fin dall’inizio sia come volontaria (nel mio ruolo di insegnante nel Don Bosco Training Institute) che come donna e cristiana, mi sono lasciata coinvolgere completamente in questa nuova realtà così povera nelle sue contraddizioni politiche, economiche e sociali ma così ricca nelle sue diversità che racchiudono alcuni dei valori più nobili dell’esistenza umana, quali l’amore per la vita, l’appartenenza alla famiglia e alla comunità, un forte senso di solidarietà e di accoglienza verso l’altro. Attraverso le esperienze personali di collaborazione e condivisione con i missionari salesiani e con la comunità locale, trovai conferme alle motivazioni che mi avevano portato ad Onitsha e piano piano cominciai a sentirmi sempre più parte di questa nuova realtà. Durante la mia esperienza di volontariato, tutti i momenti sono stati significativi ed importanti: dal lavoro alla preghiera, dalla visita negli ospedali, nei villaggi e nelle scuole all’incontro con le autorità del luogo, dal rapporto con i giovani al dialogo con la popolazione locale, dai viaggi (sempre ricchi di imprevisti e di sorprese!) alle giornate tranquille trascorse piacevolmente nel compound insieme con i confratelli salesiani.
Un giorno Don Nicola mi disse una frase che non mi fu più possibile dimenticare: “Quello che fai, non importa… Ciò che conta è l’Amore con cui lo fai!” ed aggiunse: “Conta la fede che lo determina, l’entusiasmo che ci metti, la fiducia non nelle tue possibilità ma in quelle di Dio che può fare di te e con te Grandi Cose. E’ solo l’Amore che dà un senso alla nostra vita… e questo Amore lo si può attingere solo dal cuore stesso di Dio, mediante la Preghiera e l’Eucarestia, per diffonderlo ovunque ci si trovi”. Poco tempo dopo, mi consegnò un foglio da leggere. Era l’ultima testimonianza di Annalena Tonelli, missionaria laica uccisa in Somalia il 5 ottobre 2003: “Sono partita con una passione per l’uomo veramente invincibile. Avrei fatto qualsiasi cosa, non avevo paura di niente. Il caso ha voluto che fosse l’Africa, dove non volevo andare… Poi trovandomi in quel solco ho capito che non ha assolutamente importanza il luogo dove ci si trova. Potevo essere rimasta in Italia o in qualsiasi altro buco del mondo. Non ha assolutamente importanza. Perché veramente ciò che conta è amare: e si può amare nella società più ricca, in quella più retriva e in quella più sviluppata. Si sta nel solco che Dio ci ha dato e nelle vie misteriose dove ci ha portato, perché ciò che conta è amare”.
Questo insegnamento divenne il Principio-Guida del mio servizio missionario, la Luce verso cui indirizzare ogni azione quotidiana e da cui trarre forza e coraggio per superare i limiti e le fragilità del mio essere umano. Da ciò la consapevolezza che ogni gesto, anche il più semplice ed umile, fosse importante se realizzato con Amore… A poco a poco, l’esperienza africana si è trasformata in una straordinaria “Esperienza dell’Amore di Dio” che sono certa continuerà a donarmi i suoi molteplici frutti anche ora che sono tornata in Italia e mi appresto a riprendere la vita di tutti i giorni. Nel mio cuore una grande Speranza per tutti i giovani affinché possano scoprire la bellezza e la ricchezza di una vita spesa per Amore maturando il desiderio di vivere un’esperienza con i più poveri e con i più deboli…
Al termine di questa “straordinaria avventura” desidero ringraziare tutti coloro che mi hanno accompagnato e sostenuto con le preghiere e le opere durante questi due anni trascorsi ad Onitsha: Don Riccardo Castellino, Don George Crisafulli e tutte le Comunità della Provincia Salesiana Anglofona dell’Africa dell’Ovest (AFW), Don Roberto Castiglione, Don Mario Pellegrini, Suor Enza Guccione, Don Giovanni Molinari, Don Nazzareno Centioni, Don Ezio Rossi e tutte le Comunità dell'Ispettoria Salesiana Adriatica, Don Ferdinando Colombo, Carola Carazzone, Gianluca Antonelli e i volontari del VIS, il Direttore Scolastico, i colleghi e gli alunni dell’Istituto Comprensivo “M.Natalucci” di Ancona, tutti i miei amici e conoscenti ed infine la mia famiglia.
Un grazie particolare lo rivolgo a Don Nicola e alla Comunità Salesiana di Onitsha. I ricordi delle giornate trascorse insieme trasformino la tristezza del distacco nella gioia di un legame profondo di vero Amore e di sincera Amicizia. Laura Marchetti."
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postato da don Nicola Ciarapica il
22 Agosto 2008
alle ore 15.18.44
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12 Luglio 2008
Quanto "costa" la salute umana?

La domanda non è retorica leggendo quotidianamente gli articoli pubblicati sui giornali locali della Nigeria. Un esempio per capire: “Un noto commerciante di Onitsha, in viaggio verso Lagos alla guida della sua auto, è rimasto coinvolto in un violento scontro contro un pullman di linea. L’uomo, subito soccorso e trasportato con urgenza all’ospedale di Benin (General Hospital) è deceduto nell’attesa di ricevere le cure del dottore che si è rifiutato di intervenire sul paziente prima di ricevere la somma per le spese mediche che i familiari del paziente avrebbero dovuto pagare in anticipo” (Fonte The Guardian, Onitsha, 24 Aprile 2008).
È difficile esprimere un giudizio il più possibile oggettivo di fronte a fatti di questo genere soprattutto considerando quanto sia oneroso per la maggior parte della popolazione nigeriana sostenere i costi per le cure ospedaliere.
La mia esperienza di missionario salesiano conferma quanto sia difficile per molte famiglie di Onitsha pagare le spese per un familiare malato (si pensi ai numerosi e frequenti casi di malaria o di tifo). Spesso mi sono trovato di fronte a richieste di aiuto da parte di genitori che non avevano abbastanza soldi per pagare le medicine necessarie per curare uno dei figli malati e al tempo stesso per mantenere la famiglia numerosa. In simili circostanze, senza un supporto esterno, la famiglia è costretta a lasciare alla natura il decorso degli eventi secondo le leggi di una “selezione” del più forte e più fortunato tra i discendenti.
Ancora più delicata è la situazione relativa ai cosiddetti “farmaci contraffatti”. La Nigeria infatti è nota nel resto dell'Africa come patria dei farmaci contraffatti (pessima fama confermata da uno studio condotto dal Nafdac (Agenzia Nigeriana predisposta per il controllo sui farmaci e sulla nutrizione) nel 2001 dal quale risulta che più del 60% dei campioni prelevati nei mercati non è regolarmente registrato), settore economico più redditizio dopo il petrolio, strettamente controllato da potenti cartelli mafiosi che producono, mettono in vendita ed esportano le cosiddette “medicine”.
Un problema che non riguarda tanto la questione dei brevetti - anche se forse è proprio l'appoggio dei grandi marchi internazionali a mantenere in vita questo tipo di mercato - quanto l'efficacia delle cure. Di farmaci contraffatti in Africa si muore: avvelenati da una partita contaminata, scaduta oppure semplicemente inefficace.
Fortunatamente in questa situazione, che defineremmo “di mala sanità”, ci sono anche ottimi esempi di chi si comporta in modo diametralmente opposto lavorando, anche a rischio della propria vita, per cambiare lo stato attuale delle cose. Un esempio è quello di Dora Akunyili (Dora Akunyili, nella foto in alto, nata nel 1954 In un villaggio dello Stato di Anambra – Sud Nigeria, ha sperimentato in prima persona la pericolosità dei farmaci contraffatti in quanto sua sorella, Vivian, diabetica, è morta dopo un'iniezione di finta insulina), funzionaria alla guida della Nafdac (nominata nel 2001 dall’ex Presidente Obasanjo), che si è dimostrata incorruttibile quanto inflessibile nel chiudere mercati e fabbriche (solo nel mercato di Onitsha sono stati sequestrati oltre 2 container di medicine illegali), nel requisire farmaci contraffatti, nell'arrestare trafficanti e nel combattere duramente le attività illegali non solo dei mafiosi ma anche delle grandi compagnie come la Nestlè (colpevole di vendere in Nigeria latte scaduto) o le fabbriche cinesi, pakistane e indiane che riversano in Africa il loro materiale di scarto. Inoltre sta lavorando assiduamente per ristrutturare l'intero sistema di distribuzione dei farmaci in modo da garantire maggiori controlli e sta cercando di fare approvare una legislazione più dura nei confronti dei produttori di medicine contraffatte (che attualmente pagano soltanto multe). In pochi anni Dora è così riuscita ad abbattere del 20% il numero delle medicine contraffatte in circolazione, salvando parecchie vite e spianando la strada ai produttori onesti del suo paese.
Infine anche l’Arcidiocesi di Onitsha, grazie all’Arcivescovo SE Mons. Valerian Okeke, sta lavorando per combattere il mercato dei farmaci contraffatti attraverso l’allestimento di una farmacia dove è possibile acquistare medicine sicure da contraffazioni o manipolazioni illegali.
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postato da don Nicola Ciarapica il
12 Luglio 2008
alle ore 14.55.37
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19 Giugno 2008
Anche quando torna a casa...

In un mondo dove la comunicazione non ha più limiti di parole, di messaggi e di informazioni chiediamoci: È ancora valida e attuale oggi la chiamata di Dio per la missione? È tuttora necessario fare una scelta di vita in vista di un impegno missionario per annunciare il Vangelo?
La missione nasce dall’amore del Padre per tutta l’Umanità, per questo Gesù è venuto a “cercare” chi era perduto, gli ultimi, gli emarginati, gli oppressori e chi non aveva speranza.
Partire non è una vacanza o un’avventura e nemmeno un lavoro qualsiasi.
Gesù toglie ogni possibilità di fraintendimento e sfida chi vuol partire, chi vuol camminare con Lui e seguirlo. La missione è un impegno radicale perché richiede cuore e mente, forza e passione. Chiede amore per tutta l’umanità. In altre parole, una vocazione.
Credo sia proprio questo il significato più profondo della vita di Don Mario Pellegrini, che torna in Italia dopo aver vissuto ben 54 anni come missionario salesiano prima in Tailandia, poi Palestina ed infine ad Onitsha (Nigeria).
Ancora molto giovane, dopo aver interrotto gli studi, decise di trovare lavoro in varie industrie vicino al suo paese Capizzone nella Valle Infante (Bergamo), siamo subito dopo la guerra e bisogna lavorare per sopravvivere.
Appena si rese conto della Voce che lo chiamava, a 19 anni, con decisione e senza alcuna esitazione (come caratteristica peculiare del suo carattere…) lasciò il lavoro e la famiglia per prepararsi ed andare in missione: “Adesso, non domani!”.
A quanti progetti si è legato sia in Tailandia che ad Onitsha (costruzioni di case, scuole, laboratori e chiese), quanto bene è riuscito a diffondere soprattutto tra i giovani, senza mai perdere la capacità di sognare e di sperare in un futuro migliore e in un mondo più giusto. Gesti concreti, non sempre facili e gratificanti, ma portati avanti quotidianamente nella consapevolezza che tutto fa parte di un disegno, il disegno di Dio che è quello di “ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra” (Ef 1,10).
Il primo compito di un missionario è infatti tener viva la fede nella speranza che è Cristo il fine della storia.
Don Mario era solito affermare che “annunciare il vangelo significa scoprire, in mezzo alle sofferenze e alla povertà, gli spiragli di Luce che sorgono in mezzo alla nostra gente. È questa l’unica maniera per non lasciarci dominare da quelli che stanno seminando desolazione e morte: vincendo il male a forza di bene, facendo in modo che le buone notizie mettano a tacere le brutte”.
Essere missionario, quindi, ha significato per Don Mario portare alla luce le tante buone notizie che Gesù realizza in mezzo al suo popolo, valorizzandole come fonte di speranza e come forza trasformatrice della realtà.
“Io dormo, ma il mio cuore veglia: è la voce del mio Amato che mi chiama” (Ct 5,2).
Anche quando torna a casa, il missionario rimane sempre missionario. La sua vita diventa animazione missionaria (perché testimonianza capace di risvegliare il cuore della gente che sembra stia dormendo, vinta dall’egoismo e dall’indifferenza), una malattia contagiosa per tanti che rifiutano di restare tranquilli in casa, di accettare passivamente quello che viene proposto dalla società, e uscire per cercare, per gridare a tutti la bellezza del nostro sogno: “Avete visto l’Amato del mio cuore?” (Ct 3,3).
Tutti noi siamo chiamati da Cristo ad aprire nuovi orizzonti e ad essere “una sua ala di riserva” per tanti fratelli e sorelle che stanno aspettando una parola di speranza per credere che vale la pena continuare a cercare e a sognare.
L’ala di riserva
“A volte oso pensare, Signore,
che tu abbia un’ala soltanto, l’altra la tieni nascosta:
Forse per farmi capire che anche tu non vuoi volare senza di me.
Per questo mi hai donato la vita: Perché io fossi tuo compagno di volo.
Vivere è stendere l’ala, l’unica ala, con la fiducia di chi sa
di avere nel volo un amico grande come te.
Insegnami allora a librarmi con te”.
Don Tonino Bello
Un saluto a tutti e buone vacanze...
vostro
don Nicola Ciarapica
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Post Nick
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postato da don Nicola Ciarapica il
19 Giugno 2008
alle ore 15.05.17
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24 Aprile 2008
UN GRANDE EVENTO DA RIPETERE!

Oltre 300 i partecipanti (genitori, presidi, insegnanti, studenti, religiosi ed animatori) intervenuti al Seminario “Il Sistema Preventivo di Don Bosco e il Sistema Educativo in Nigeria”, svoltosi dal 15 al 17 aprile ad Onitsha (nell’aula Shanahan presso il compound della Basilica “Santissima Trinità”) e organizzato dalla nostra Comunità Salesiana del "Don Bosco Youth Centre" di Onitsha" in collaborazione con il “Don Bosco College” (Centro di Filosofia ed Educazione) di Ibadan, con l'approvazione del Ministero per l'Educazione dello Stato dell’Anambra (Nigeria) e il patrocinio dell’Arcidiocesi Cattolica di Onitsha.
L’apertura è stata caratterizzata dalla presenza dell’arcivescovo di Onitsha, Mons. Valerian M. Okeke che ha espresso la propria felicità nell'accogliere una iniziativa di promozione del particolare stile educativo di Don Bosco nella sua diocesi.
Molteplici gli spunti di riflessione e di dibattito in seguito alle differenti relazioni presentate da insegnanti ed esperti secondo un programma variegato e ricco di appuntamenti che ha visto la partecipazione attiva ed interessata dei numerosi partecipanti. Gli appuntamenti previsti dal programma sono stati allietati dall’allegria dei giovani del “Don Bosco Youth Centre” che si sono esibiti in tradizionali danze nigeriane.
Al termine della manifestazione molti dei presenti hanno espresso il desiderio che l'iniziativa del Seminario non sia un evento sporadico ma possa diventare un appuntamento annuale, segno questo del profondo desiderio e interesse per il Sistema Educativo di Don Bosco.
Piccoli grandi semi che, non trascurando il notevole sforzo profuso per ideare e realizzare questo seminario, speriamo anche noi, con il sostegno di tutti voi, di poter continuare a spargere per il futuro di Onitsha e di tutta la Nigeria.
Vostro don Nicola
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Post Nick
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postato da don Nicola Ciarapica il
24 Aprile 2008
alle ore 15.37.50
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6 Aprile 2008
La Santissima Trinità di Onitsha

Sabato 8 marzo 2008 è stata solennemente festeggiata in Nigeria l'erezione della prima Basilica Minore della nazione, la Basilica della Santissima Trinità di Onitsha (Stato di Anambra). La cerimonia, il cui Decreto porta la data del 28 maggio 2007, è stata presieduta dal Cardinale Anthony Okogie, Arcivescovo Metropolita di Lagos.
La Basilica della Santissima Trinità è situata nella parte meridionale della città ed è la prima Cattedrale cattolica ad est del Niger. La Basilica (la cui costruzione è iniziata nel 1920 e completata nel 1935) è costruita su un terreno elevato che fa parte di 20 ettari donati ai primi missionari cattolici dai capi locali il 6 gennaio 1886.
Nella Basilica sono custodite le reliquie del Beato Cyprian Iwene Tansi (vedi Post 1/11/07) e vi sono le tombe del Vescovo Joseph Shanahan e degli Arcivescovi Caroli Heerey e Stephen Ezeanya.Il titolo canonico di "Basilica" viene concesso ad alcune chiese che rispondano a requisiti particolari, prevede alcuni privilegi liturgici e la possibilità di diventare mete di pellegrinaggi.
Con l'elevazione della Cattedrale di Onitsha diventano 15 le chiese in Africa che possono fregiarsi del titolo di Basilica Minore. Esse sono:
1. la Basilica di Nostra Signora d'Africa di Algeri (dal 1875);
2. la Basilica di Sant'Agostino nella diocesi di Ippona (dal 1914);
3. la chiesa di S. Cipriano e Luigi nella diocesi di Cartagine, che è stata trasformata in un Museo nazionale;
4. la Basilica della Beata Vergine Maria a Lodonga, in Uganda (dal 26 maggio 1961);
5. la Basilica di Santa Teresa del Bambin Gesù, nella diocesi latina del Cairo, in Egitto (dall'8 febbraio 1972);
6. la Cattedrale della Sacra Famiglia di Nairobi, in Kenya (dal 15 febbraio 1982);
7. la chiesa dell'Immacolata Concezione di Ouidah nell'Arcidiocesi di Cotonou, nel Benin (dal 9 novembre 1989);
8. la Basilica di Nostra Signore della Pace di Yamoussoukro, in Costa d'Avorio (dal 30 ottobre 1990) è la più grande chiesa cristiana del mondo, costruita sul modello di San Pietro);
9. la Basilica di "Notre Dame" a Poponguine, nell'Arcidiocesi di Dakar, in Senegal (dal 23 novembre 1991);
10. la Cattedrale di Kabagayi, in Rwanda (dal 22 ottobre 1992);
11. "Nostra Signora di Fatima" ad Heliopolis, diocesi caldea del Cairo (dal 6 aprile 1993);
12. la chiesa dei Santi Martiri dell'Uganda di Namugongo, nell'Arcidiocesi di Kampala (dal 28 aprile 1993);
13. la Cattedrale di San Pietro, nell'Arcidiocesi di Kumasi, in Ghana (dal 2 giugno 2004);
14. la Cattedrale della diocesi di Navrongo-Bolgatanga, in Ghana (dal 17 maggio 2006);
15. la Basilica della Santissima Trinità di Onitsha, in Nigeria, dal 28 maggio 2007.
In pellegrinaggio dalla nostra missione, insieme ai ragazzi e ai confratelli, abbiamo pregato di fronte al Beato Cyprian Iwene Tansi per il futuro dei giovani, delle loro famiglie e di tutti gli amici e benefattori dell'Italia e del mondo.
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Post Nick
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postato da don Nicola Ciarapica il
6 Aprile 2008
alle ore 10.35.11
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22 Marzo 2008
PASQUA 2008

Alleluia! Alleluia!
La promessa della vita senza fine ci riempie di Speranza! Cristo Risorto... donaci il coraggio di proclamare le tue promesse con la passione delle nostre vite e la tenerezza del nostro amore.
The promise of everlasting life fills us with hope. Newly Risen God,
make us unafraid to proclaim your promises with the passion of our lives and the gentleness of our love
Comunità Salesiana Onitsha - Salesians of Don Bosco Onitsha
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Post Nick
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postato da don Nicola Ciarapica il
22 Marzo 2008
alle ore 16.53.54
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24 Febbraio 2008
Intervista al direttore del Don Bosco Youth Centre di Onitsha

Don Nicola, hai speso oramai 19 anni della tua vita Salesiana come missionario nell’Africa Ovest! Qual è la lezione più importante che hai imparato?
Due mi pare… una che non si finisce mai di imparare dagli altri e l’altra che non finisci mai di meravigliarti per quello che Dio fa in te e attorno a te.
Don Nicola, quanto e come è cambiata la tua giornata “tipo” come sacerdote in Italia (L’Aquila, Sulmona …) e come missionario in Africa?
È cambiata? È cambiata per gli orari, Onitsha è mattiniera. Alle 5 del mattino già la maggioranza è in piedi (si fa giorno alle 6 circa)! Diversi sono i cibi. Per capirci: il solo frutto in comune con l’Europa è l’arancio! Diverse sono le temperature, la minima annuale è 24 gradi con una umidità di 70 %-90 %! Diverse sono le lingue per dialogare dai suoni ai modi di esprimersi: proverbi-esempi; diversa la cultura ed il modo di relazionarsi uomo-donna, anziano-giovane, individuo-famiglia allargata, diverso il modo di considerare la morte e la vita… è diversa anche l’età media della comunità: in Italia ero sempre il più giovane, qui su sette confratelli solo Don Mario è più anziano di me! Ciò che non è cambiato è che ti trovi sempre in una Famiglia Salesiana.
Onitsha è una città nigeriana molto particolare! Chi viene a visitarla per la prima volta ne rimane colpito. Puoi descriverci in breve alcuni aspetti caratteristici di questa grande “città-mercato”? In generale quali sono le condizioni di vita ad Onitsha e quanto sono cambiate dal 1989 ad oggi?
Ogni volta di più mi accorgo della mia incapacità e anche della impossibilità di trasmettere cosa è la vita e come si vive qui. Quando parlo e descrivo mi trovo ad essere come uno che rischia di tradire la realtà. Come poter trasmettere solo con parole e aggettivi i colori, gli odori, i sapori, i rumori, il caldo, il sorriso e la sofferenza, le sensazioni… Per di più in Onitsha dove l’Africa tradizionale del villaggio si trasferisce e si concentra in palazzi, dove le strutture di base sono insufficienti e precarie, dove l’inadeguatezza e la disorganizzazione civile è sostituita dallo sforzo e dalla creatività del singolo per la sopravvivenza. Non bastano le risorse economiche provenienti dal petrolio per una nazione di 130 milioni di abitanti, indipendente da appena 47 anni, con alle spalle una guerra civile (guerra del Biafra), con una classe politica impreparata dopo 25 anni di potere militare ininterrotto fino al 1999, con continue incomprensioni e scontri tribali, con i paesi sviluppati che vogliono importarvi una democrazia che trova impreparata sia la popolazione ed il sistema di organizzazione sociale tradizionale gestito dai Re dei villaggi e dai capi religiosi.
Ad Onitsha la comunità locale è prevalentemente Igbo. Ci puoi evidenziare “pregi e difetti” di questa tribù?
Padre Shanahan uno dei primi grandi missionari di queste terre e poi primo loro vescovo dice che li ammira per la loro caratteristica capacità di relazionarsi, per la loro innata dote di capire l’altro, per la loro progettualità anche se qualche volta superiore alle loro possibilità reali. Il loro carattere aperto conserva anche da adulto la semplicità, brillantezza, spontaneità del bambino. Dice ancora il Vescovo Shanahan che se il missionario non riesce ad avere successo con loro, la colpa è certamente del missionario. Lui era convinto che avrebbe ritrovato in cielo la maggioranza degli Igbo. Per me le sue parole sono ancora adatte a descrivere questa gente che si caratterizza per avere il senso della organizzazione e del commercio. Non è un caso che il primo beato dell’Africa Ovest Padre Michael Cyprian Iwene Tanzi sia di questa tribù.
Ad Onitsha la Famiglia Salesiana diventa sempre più grande: (il Centro Professionale, la Scuola Media Superiore, l’Oratorio, il Collegio, i Salesiani Cooperatori, gli Ex-allievi di Don Bosco, l’Associazione di Maria Ausiliatrice, gli Aspiranti, il Centro Pastorale…). Qual è la chiave del successo di don Bosco in Igboland?
Primo: i giovani che sono tantissimi e con tanti bisogni disattesi. Secondo: la ricchezza e la bellezza dello stile educativo di Don Bosco che affascina. Terzo: La generosità nel donarsi di questi giovani.
Dal 6 al 9 ottobre, in occasione del 25° anniversario della presenza salesiana in Nigeria, il Rettor Maggiore (RM), Don Pascual Chàvez, ha visitato per la prima volta le Comunità Salesiane presenti in Nigeria. Che cosa ci può raccontare in merito a questi due eventi così significativi per i salesiani della Nigeria?
25 anni in Nigeria sono appena una generazione. Il cammino è ancora lungo e le richieste sono tante… Educazione di Base-Analfabetismo, AIDS, Dipendenza da mass media, insicurezza fisica, ignoranza e confusione religiosa, povertà economica. In una lettera di mio padre Filippo in cui rifletteva sui tempi lunghi degli inizi mi scriveva: ci sono semi che in un anno germogliano crescono portano frutto e muoiono. Ci sono semi come la quercia che impiegano anni per impiantarsi, crescere… ma poi vivono per secoli. A vedere la vostra missione, mi scriveva, dovrebbe essere una quercia! L’aver ricevuto tra noi Don Pascual Chàvez, ci ha fatto provare che realmente Don Bosco ci ama. Ognuno dei ragazzi attorno a Don Bosco era convinto di essere il suo preferito. Noi abbiamo avuto la stessa sensazione. Nella sua visita, anche se breve, ha voluto incontrare tutti i settori della famiglia salesiana in Nigeria. Don Pascual Chavez ci ha confermato nel carisma salesiano, ha riaffermato l’Amore di Dio, ha approvato le scelte educative rivolte ai giovani.
Un altro evento importante del 2007 è senz’altro l’apertura del sito della Missione. Che cosa ci può dire a tal proposito?
Lo ritengo il regalo più significativo, nell’aspetto della comunicazione, che la missione poteva ricevere! Parecchi ci invidiano un sito come questo per la sua bellezza e per la sua funzionalità. Ha moltiplicato per la Missione la possibilità di farci conoscere, di informare, di incontrarci, di collaborare. Purtroppo le distanze ci sono come ci sono le reali difficoltà di spostarci. Il sito è un luogo anche se virtuale, per arricchirci gli uni gli altri, è un mezzo che ci aiuta a vivere quasi in …missione. Siamo più vicini gli uni gli altri e quindi anche più fratelli.
Prima di ringraziarla a nome di tutti i volontari che sono venuti a visitare il Don Bosco Youth Centre di Onitsha, un’ultima domanda: Don Bosco era solito sognare molto… Qual è il suo sogno per la Missione Salesiana di Onitsha? Posso immaginare la sua risposta: “Giving Youth a Future”!
Siamo ancora giovani qui ad Onitsha… appena 18 anni! Attorno a noi nel quartiere che in questi ultimi anni si è formato, tra i quartieri più poveri e meno organizzati della città, viene a vivere sempre più gente, e questo significa sempre più giovani. Sogno la missione come una famiglia in grado di far crescere questi giovani, amandoli con il cuore, la fantasia, la creativa e la concretezza di Don Bosco.
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Post Nick
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postato da don Nicola Ciarapica il
24 Febbraio 2008
alle ore 19.04.30
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6 Febbraio 2008
Quanto è diversa l'Africa...

La prima volta che sono partito per la Nigeria, inesperto come ero, mi ero fatto prendere da tante preoccupazioni e paure… Conoscevo l’Africa della Savana, l’Africa dei libri di geografia, l’Africa dei racconti degli scrittori stranieri… Immaginavo l’Africa come la vasta e selvaggia Africa che ti fanno visitare gli operatori turistici con i viaggi organizzati! Avevo sentito parlare dei missionari che partivano con grande coraggio e una croce in mano...
Arrivato qui ad Onitsha, la realtà africana è apparsa subito completamente diversa! Niente natura selvaggia, niente Savana, niente giungla dove poter incontrare scimmie, coccodrilli, ippopotami e giraffe… solo serpenti, topi, ragni, scarafaggi e lizards (specie di lucertole)!
Una città superaffollata, supercaotica e sommersa da cumuli di rifiuti… Ovunque lungo le strade o nelle piazze dei vari quartieri, vengono abbandonati cumuli di immondizia che con il passare del tempo si trasformano in vere e proprie montagne maleodoranti di sporcizia. Questa situazione diventa una drammatica emergenza soprattutto durante la stagione delle piogge quando, a causa dell’erosione e della mancanza di un adeguato sistema di fognatura, “fiumi” di rifiuti vengono trasportati a valle e depositati sulle strade e sui marciapiedi.
Per la comunità salesiana del St. John Bosco Youth Centre e per le famiglie che vivono nell’area circostante, la questione legata allo smaltimento dei rifiuti è da circa un anno un grave problema non soltanto ambientale ma sanitario da quando, a distanza di pochi metri, è sorta una “discarica a cielo aperto”. Purtroppo con i rifiuti molta gente povera riesce a sopravvivere… Dopo aver recuperato il possibile tra l’immondizia abbandonata, uomini, donne ed anche bambini incendiano il materiale rimasto per recuperare rame o ferro incapsulati nella plastica... da questa combustione si sprigiona incessantemente fumo (con diossina, ossido di carbonio... ) che ristagna nella nostra vallata. Così noi e tutte le famiglie che vivono nell’area circostante questa discarica, respiriamo giorno e notte aria inquinata da sostanze velenose.
Tutta la popolazione è invitata un giorno al mese a pulire le fogne e le strade della città. Il Governatore dello Stato ed il Ministro dell’Ambiente, venuti a visitare il compound salesiano proprio in occasione della Festa di San Giovanni Bosco, hanno promesso di risolvere il problema. Tra le richieste presentate al Governatore anche quella di ricoprire immediatamente i rifiuti scaricati nella vallata, vietando che fossero bruciati. Lui ha parlato di un progetto per ... vendere l’immondizia! Ci ha detto: “... datemi tempo! ...”
Vostro Don Nicola
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Post Nick
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postato da don Nicola Ciarapica il
6 Febbraio 2008
alle ore 17.48.54
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